Il 24 agosto 2023 è morto un allenatore.
Un allenatore come tanti altri.
Appassionato di pallacanestro e coach per circa 50 anni.
Orgoglioso di aver il tesserino della Federazione con un numero molto basso (503 prima e 614 poi), risalente al 1961.
Diceva che in provincia di Brescia (dove ha vissuto e allenato per la maggior parte della sua vita) c'erano solo un paio di federati con la tessera più vecchia della sua.
In un blocco notes con i fogli ingialliti incominciò le bozze delle sue memorie d'allenatore, ma non le terminò mai.
Adesso quelle pagine si trovano in un sito, insieme ad alcune immagini che lo raffigurano nell'esercizio delle sue funzioni, giocatore prima, allenatore poi.
Il sito è il ricordo di una persona che ha amato lo sport, la pallacanestro in particolare, la cui anonima carriera sportiva a tratti ha incrociato quella di personaggi divenuti poi celebri o affermati.
È anche un omaggio a tutti quelli come lui, allenatori, giocatori e dirigenti di squadre minori, di provincia, sconosciuti, che non compaiono negli albi d'oro, ma che contribuiscono in modo silenzioso alla bellezza e alla vitalità del movimento sportivo con la loro passione, dedizione e impegno.
Una passione coltivata nel gelo di grigie palestre, spogliatoi fatiscenti, in presenza di custodi burberi, a orari improbabili, affrontando trasferte avventurose, per poi rientrare a casa, a tarda sera, quando i partner sono addormentati sul divano e i figli a letto.
Io ero uno di quei figli.
E questa è la storia di mio padre.
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