La bambola di Oskar Kokoschka

La bambola di Oskar Kokoschka

pillole letture

Per una volta tengo fede al titolo di questo blog, perché proprio di un delirio si tratta. Non del mio però, ma di quello di Oskar Kokoschka, l’artista e drammaturgo austriaco, relativo alla sua infatuazione per Alma Mahler. La storia è talmente inverosimile che sembrerebbe inventata, ma, ahimè, è tutto vero.

Oskar Kokoschka si innamorò di Alma Mahler, piegando la realtà in una sceneggiatura degna di un horror romantico diretto da David Lynch o Pedro Almodóvar.

La storia viene raccontata con penna chirurgica e tono allucinato e partecipe da Hunter Dukes, nell’articolo che consiglio e da cui è tratto questo blog post.

Kokoschka, pittore austriaco geniale e inquieto, aveva ventisei anni. Lei, la vedova del compositore Gustav Mahler, era il centro gravitazionale dell’intellighenzia viennese. Nacqua un amore incandescente, violento, interrotto da ossessioni, aborti, fantasmi del passato e crisi di nervi.

Quando Alma lasciò Oskar e sposò l’architetto della Bauhaus Walter Gropius, Kokoschka non smise di amarla. Anzi, si fece costruire una bambola a grandezza naturale che la riproduceva in tutto: sembianze, proporzioni e, per quanto possibile, anche «sensazione al tatto».

Incaricò una certa Hermine Moos, costumista e artista, a cui scrisse lettere dettagliatissime (e piuttosto inquietanti). Voleva che la bambola avesse pelle «simile a pesca», seni «ripieni di cotone» e genitali decorati con «peli veri, ricavati da un divano disinfettato».

Moos accettò l’incarico. Il risultato fu più un ibrido tra un manichino impagliato e un esperimento dadaista che un simulacro erotico. Al maggiordomo di Kokoschka venne un colpo quando vide la creatura con piume di cigno cucite addosso.

Non metto foto qui per non inquietare ulteriormente i miei quattro lettori, ma al link sottostante si trovano tutte.

Eppure Kokoschka ci si affezionò. Le diede un nome, la portava in carrozza, la faceva servire dalla domestica. La dipingeva, la immortalava, ci cenava assieme. Poi un giorno, come in una puntata apocrifa di Black Mirror, decapitò la bambola e le versò addosso una bottiglia di vino rosso. «Mi ha guarito dalla passione», dichiarò.

E Alma?

Continuò a vivere la sua vita, divenne un’esponente di spicco dell’élite culturale e sociale di New York. Morì nel 1964.

→️ https://publicdomainreview.org/collection/alma-mahler-doll/

Articolo precedente Articolo successivo