Bigini di economia aziendale

Bigini di economia aziendale

Lezioni di business management in TV e a fumetti

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Come sostituire un MBA con una manciata di cultura pop.


George Clooney e Brad Pitt guidano una banda di rapinatori che vuole svaligiare un casinò.

Danny Ocean (Clooney) è la mente organizzatrice che delinea il piano di progetto, crea la WBS (work breakdown structure, la struttura analitica di progetto) e assegna le varie mansioni a una squadra di esperti con competenze fra loro complementari. Il tutto viene perfettamente pianificato per il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo finale: il colpo del secolo. Non è un team con una gerarchia rigida, a parte il ruolo di coordinamento di Danny Ocean: ogni specialista ha la responsabilità di portare a termine il proprio compito, ma ha anche tutta la libertà che desidera per eseguirlo, diversamente da quanto avviene nel project management tradizionale.

L’hai riconosciuto, vero? È Ocean’s Eleven, il film di Steven Soderbergh, descritto in termini di teoria della gestione progetti.

Anni fa, a un corso di project management, il formatore ce ne fece vedere uno spezzone, spiegandoci che il film era un ottimo esempio della gestione progetti improntata all’adhocrazia (da ad hoc), la gestione senza struttura formale che si adatta alle situazioni che cambiano.

Quell’esempio mi rimase impresso e da allora mi piace osservare le opere di fiction anche dal punto di vista della gestione aziendale. Si può sostituire un Master in Business Administration con la visione di qualche film e la lettura di una manciata di fumetti?

Ovviamente no, ma lo studio dei casi è proprio una delle metodologie impiegate in tanti corsi e master.

Fra il serio e il faceto ho così individuato alcune risorse che possono contribuire alla formazione di chi entra nel mondo dell’impresa (ma valgono anche per chi opera in altre organizzazioni, nel pubblico o in una ONG).

Imparare a pianificare da un negozio di fiori

Quando arriva un tirocinante nella mia azienda gli chiedo sempre se conosce Alan Ford e il Gruppo T.N.T. Se non conosce il fumetto, lo invito a leggerne i primi 75 numeri (quelli disegnati da Magnus) come corso di organizzazione aziendale e gestione progetti in pillole.

Copertine dei numeri 15 e 18 di Alan Ford TNT Gold, ristampa

Breve parentesi.

Alan Ford è uno dei fumetti che hanno caratterizzato la mia infanzia.

Nella seconda metà degli anni settanta godeva di un enorme successo, tanto che dal 1977 al 1981 ebbe anche una versione a cartoni animati inserita nel contenitore SuperGulp! Fumetti in TV che io seguivo con passione. Non erano neppure veri cartoni animati, a dirla tutta, ma immagini statiche dei fumetti, colorate e con le nuvolette lette da attori-doppiatori.

Questo stile, fra l’altro, rispetto all’animazione tradizionale ha un fascino tutto suo che, non a caso, è stato sfruttato da produzioni molto più raffinate e ha dato origine a un genere, quello dei “motion comic” o “animated comic”. Mi riservo di darne qualche dettaglio in più in futuro.

Chiusa parentesi.

Come Ocean’s Eleven per il project management, le situazioni presenti nelle storie di Alan Ford e del suo sgangheratissimo gruppo di spie rispecchiano le dinamiche che intercorrono in qualsiasi gruppo di lavoro: lo scaricabarile come paradigma, le varie facce dell’opportunismo, infiniti esempi di dirigenza incapace, la piaggeria ricompensata, la genialità soffocata e tanti altri schemi di comportamento subito riconoscibili da chiunque abbia calcato la moquette di un ufficio.

Il massimo dirigente è un cane. Letteralmente.

L’altro riferimento obbligato è Dilbert di Scott Adams. 20 milioni di libri e calendari venduti, pubblicato su oltre 2000 testate in oltre 20 lingue e premiato con il premio Reuben nel 1997, una delle strisce comiche più divertenti e più di successo in assoluto.

Copertine della raccolta Dilbert 2.0

La puoi leggere (in inglese) sul sito ufficiale Dilbert by Scott Adams.

Adams conosce bene il mondo aziendale. Concepisce Dilbert durante i nove anni trascorsi alla società telefonica Pacific Bell. Si sveglia ogni mattina alle 4 per disegnare il fumetto prima di timbrare il cartellino. E continua a farlo per diversi anni anche dopo essere riuscito a farlo pubblicare.

Nella striscia confluiscono tutte le frustrazioni e le assurdità del mondo aziendale. I personaggi caricaturali prendono spesso spunto da colleghi e superiori. Paradossalmente, il personaggio più intelligente, ma anche il più megalomane, è Dogbert, un cane.

Interno della raccolta Dilbert 2.0

Dilbert è un riassunto di tutti i vizi che contraddistinguono le corporation. In esso si mostrano i tremendi risultati del Principio di Peter (contenuto nella Legge di Murphy) e dei suoi due corollari:

In una gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello di incompetenza. Corollari

  1. Col tempo, ogni posizione tende a essere occupata da un membro che è incompetente a svolgere quel lavoro.
  2. Il lavoro viene svolto da quei membri che non hanno ancora raggiunto il proprio livello di incompetenza.

In altre parole, se un impiegato si dimostra capace nel suo lavoro verrà promosso e si ritroverà, con il tempo, in una posizione per cui non è preparato, avrà cioè raggiunto “il proprio livello di incompetenza”. Così alla lunga tutte le posizioni di una gerarchia saranno occupate da impiegati incompetenti.

È la realtà dell’organizzazione aziendale descritta con precisione chirurgica da Dilbert.

50 anni di frustrazioni aziendali non sono abbastanza

Dilbert non è l’unico fumetto ambientato su un posto di lavoro e di sicuro non l’unico che può insegnare molto sulle dinamiche aziendali.

Un’altra striscia che parla di multinazionali è Bristow, di Frank Dickens. Nata nel 1961 e disegnata ininterrottamente fino al 2012 sempre da Dickens, racconta le vicende di Bristow, un impiegatuccio dell’ufficio acquisti che ha un libro nel cassetto, Living death in the buying department («Morte vivente nell'ufficio acquisti»), titolo programmatico della motivazione che lo anima.

Qualche striscia si trova sul sito ufficiale di Frank Dickens, fermo al ventennio scorso...

Anche qui troviamo tutto il campionario di meschinerie tipiche degli uffici, ma il tono è meno cinico e più accondiscendente di quello di Dilbert. In fondo, Bristow è un sognatore, e da lui si può imparare la difficile arte della resistenza passiva.

Carriere stroncate sul nascere

Facendo un passo indietro in un’ipotetica carriera professionale, c’è un’altra striscia, ora un po’ datata ma all’epoca mordace, che copre il periodo dalla laurea al primo impiego. Insomma, l’ideale per i nostri tirocinanti.

È Il laureato di Luca Novelli, pubblicata dal 1974 al 1985, rimarchevole anche perché italiana in un panorama dominato dal mondo anglosassone e proprio per questo più vicina alle nostre predilezioni e idiosincrasie.

«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.»

Restando in Italia, un’altra opera spicca fra tutte per come descrive l’incompetenza, il favoritismo e la disorganizzazione, tratti tipici di tanti settori, ma specialmente di quello televisivo: Boris, la serie TV (e poi film) basata su un soggetto di Luca Manzi e Carlo Mazzotta, sceneggiata da Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo.

Per me capolavoro assoluto, divertentissima e amara allo stesso tempo, Boris ritrae con ferocia l’ambiente gretto della produzione televisiva, con tutto il suo carrozzone di tecnici, attori, produttori e creativi: nani che si sentono giganti.

Questo catalogo squinternato di geni frustrati, megalomani, traffichini e quaquaraquà e le relazioni che stringono fra di loro coprono tutta la casistica che si ritrova in una qualsiasi organizzazione commerciale. Non c’è miglior corso di gestione delle risorse umane.

Leader massimi

Per concludere, altre due serie TV, anzi una in due versioni: l’originale britannico e il suo remake americano che per certi versi lo supera: The Office.

Al di là dei meriti artistici di entrambe le versioni, osannate dalla critica e innalzate a cult dal pubblico, mi interessa qui sottolineare la valenza didattica di The Office, facendo finta che sia una materia dell’ipotetico MBA di cui sopra.

The Office mette in mostra le diverse strategie di sopravvivenza di chi è costretto in un contesto che ne limita lo sviluppo e le aspirazioni. Sono lezioni di innovazione al contrario: il minimo risultato con il minimo sforzo. S’impara l’arte della leadership sbagliata. Se vuoi essere il capo perfetto, guarda come si comportano i personaggi interpretati da Ricky Gervais e da Steve Carell. E fai il contrario.

L’MBA potrebbe proseguire con altri titoli, come Parks and Recreation di Greg Daniels e Michael Schur, o i primi Fantozzi, o altri fumetti come Tommy Wack di Hugh Morren o Nilus dei fratelli Origone e altri ancora più incentrati su settori specifici, ma mi fermo qui.

A chiosa, l’imperdibile scena del trasferimento di know-how, come si direbbe oggi, dal dottor Tomas a Pasquale Baudaffi.

«La sua soddisfazione è il nostro miglior premio» è stato fin dall’inizio il motto della mia società.

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