Le pescatrici di perle

Le pescatrici di perle

Trovare quello che sfugge

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Esce il mio terzo libro, Trovare tutto su internet, una guida per cercare meglio.

Con la consueta soddisfazione che si prova quando si raggiunge un piccolo traguardo, annuncio la pubblicazione del mio terzo libro (quarto, se consideriamo anche Uziversitari), Trovare tutto su internet. Strategie, strumenti e trucchi per la ricerca online, scritto con la collaborazione della collega Alessandra Ghiazza.

Tutti i dettagli del libro si trovano nella sezione Pubblicazioni. Qui mi preme di più spiegarne la gestazione e la pubblicazione.

Da un corso a un libro

L’idea per Trovare tutto su internet non si è materializzata fin da subito in un libro, anche se da lungo tempo desideravo mettere per iscritto tutti i metodi che utilizzo abitualmente per «trovare le cose» su internet. Stando al numero di richieste che mi arrivano da parenti e amici («tu che sei bravo, aiutami a cercare...»), recuperare informazioni dalla rete è un’attività che mi riesce abbastanza bene.

Un paio d’anni fa, al momento di proporre un nuovo corso a STL Formazione, il centro di formazione per traduttori con cui collaboro, la scelta ricadde proprio sulla ricerca online. Ne nacque una serie di 3 webinar, da un’ora e mezzo ciascuno, intitolati Strumenti, strategie e percorsi per la ricerca online, che si possono ancora acquistare sul sito di STL come corso on demand.

Stesura a quattro mani

Dopo il corso, iniziai a sistemare i materiali di accompagnamento (le slide) e ad abbozzare un sommario provvisorio. Successivamente intervenne Alessandra Ghiazza, che all’epoca stava svolgendo un tirocinio presso Qabiria, la mia società. Fu lei che integrò le informazioni del corso con altre nuove, raccolse parte delle immagini e scrisse l’ossatura del libro.

Il lavoro continuò con una seconda stesura da parte mia, durante la quale riscrissi alcune parti, ne cancellai altre e ne aggiunsi di nuove. Dovetti anche modificare gran parte delle immagini, vuoi perché nel corso dei mesi alcuni screenshot erano diventati obsoleti, vuoi perché la risoluzione non era quella adeguata alla pubblicazione in cartaceo, fattore che all’inizio non avevamo calcolato.

Il problema dell’obsolescenza dei testi tecnici è di difficile risoluzione, specialmente quando si ha a che fare con Google, che ha l’antipatico vizio di modificare i suoi servizi senza preavviso, talvolta anche eliminando funzioni presenti da lungo tempo.

Dopo la seconda stesura Trovare tutto su internet è stato fermo per diversi mesi, durante i quali le urgenze dell’attività ordinaria hanno avuto il sopravvento. Alla fine, per non rimandare la pubblicazione all’infinito, abbiamo deciso di eliminare un paio di capitoli, incompiuti, snellendo il testo.

La bozza finale è stata poi inviata a una cerchia di collaboratori, che mi hanno aiutato a correggere alcuni errori formali e a rilevare varie inesattezze. Colgo l’occasione per ringraziarli.

Autopubblicazione

Come è già avvenuto per gli altri libri, anche questo l’abbiamo pubblicato mediante un servizio di self-publishing. Considero questa modalità come l’unica percorribile quando ci si rivolge a un pubblico tutto sommato di nicchia. E, a dirla tutta, visto lo stato del mercato editoriale italiano, è un’opzione che non va sottovalutata nemmeno per un libro di narrativa o per un saggio più mainstream.

Certo, essere editori di sé stessi significa rinunciare alla promozione e all’accompagnamento di un editore, ma con i tempi che corrono, il vero marketing da parte delle case editrici è riservato a pochi eletti e sia le prospettive di vendita che le royalties impediscono di fatto qualsiasi velleità di guadagno.

A quel punto tanto vale avere un controllo diretto su tutta la produzione e la distribuzione. In fin dei conti si riduce tutto a un’operazione aritmetica: meglio guadagnare il 70% del prezzo di copertina vendendo qualche centinaio di copie per conto proprio o il 5% per venderne - se va bene - un migliaio grazie a un editore «vero»?

Ah, le «pescatrici di perle» del titolo di questo blog post è un riferimento alle ama, le donne del mare giapponesi, note per le immersioni in apnea alla ricerca di perle, appunto, e altri frutti del mare, immortalate in numerose stampe del genere ukiyo-e, come questa di Kunichika Toyohara:

Mi sembrava la metafora perfetta di chi si tuffa alla ricerca di qualcosa di prezioso, forte solo dei propri mezzi...

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