Meglio LEGO o Playmobil?

Meglio LEGO o Playmobil?

Duello fra giocattoli

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Considerazioni sulla superiorità dei LEGO da parte di un AFOL.

LEGO vs Playmobil, una diatriba che risale al passato remoto

Due fra i miei giochi preferiti da bambino erano i LEGO e i Playmobil, con una netta preferenza per le costruzioni.

Immancabile e inutile considerazione linguistica: io ho sempre detto «i» LEGO e mi davano un po’ fastidio quelli che dicevano «le» LEGO (sottintendendo, presumo, «costruzioni»), a dimostrazione che fin da regazzino avevo già la stoffa del linguista rompic**o.

Cresciuto, da genitore, mi accorgo che anche i miei figli si divertono molto con questi due giochi. La grande (10 anni) preferisce i Playmobil, mentre il piccolo (4 anni) oscilla fra gli uni e gli altri. Attualmente è piuttosto preso dalle minifigure, i personaggini LEGO alti 4 centimetri (4,1 cm, per la precisione), con cui inventa avventure che possono durare anche ore.

LEGO e Playmobil sono effettivamente due linee di giocattoli divenute classiche per la generazione degli attuali quarantenni (e per tutte quelle successive). In qualche modo i due marchi sono sempre stati contrapposti. Nella cerchia dei miei amichetti c’era sempre chi voleva giocare all’uno anziché all’altro.

Poiché internet è il miglior campo in cui innescare sterili polemiche, o almeno contribuirvi, ecco la mia inutilissima analisi da bar di questa annosa questione.

Breve storia dei LEGO

LEGO è un’azienda a conduzione familiare che nel 2017 ha fatturato circa 4,7 miliardi di euro, con un utile netto di oltre 1 miliardo di euro. Per avere un termine di misura, il gruppo FCA (FIAT Chrysler) nello stesso anno ha fatturato 110 miliardi con un utile netto di 3,77 miliardi, e stiamo parlando di automobili vere, non di plastica.

La sede storica della LEGO si trova a Billund, in Danimarca, dove è stata fondata nel 1932 da Ole Kirk Kristiansen. La società ha uffici negli Stati Uniti oltre che in Regno Unito, Cina e Singapore.

Il nome della società deriva dall’unione di due parole danesi: «leg» (gioca) e «godt» (bene). Il suo motto è «solo il meglio è buono abbastanza».

Dieci anni dopo la fondazione, nel 1942, un incendio distrugge la fabbrica, che produceva oggettistica e giocattoli di legno. Kristiansen non demorde e ricostruisce tutto, per poi passare, memore del disastro, alla produzione di giocattoli in plastica. Ciò nonostante, la produzione di giochi in legno cesserà soltanto nel 1960, dopo un altro rovinoso incendio.

Un video a cartoni animati molto ben fatto, creato nel 2012 in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’azienda, racconta la storia della LEGO. S’intitola, guarda caso, The LEGO Story:

Lo si trova anche doppiato in italiano (da amatori, senza l’autorizzazione della LEGO, va detto):

Il primo mattoncino nasce nel 1949, ma bisogna aspettare fino al 1958 per assistere alla comparsa del pezzo «4x2» così come lo conosciamo oggi, con la configurazione «stud and tube» (a tasselli, o bottoncini, nella parte superiore e cilindretti nella parte inferiore), prontamente brevettata.

Brevetto del mattoncino LEGO

Negli anni cinquanta e sessanta la LEGO si espande a livello internazionale con un susseguirsi di successi commerciali, culminati nel 1968 con l’inaugurazione del parco LEGOLAND a Billund. Sarà il primo di 8. Attualmente i parchi, sparsi per il mondo, non sono completamente di proprietà della LEGO, ma compartecipati insieme all’azienda specializzata in parchi di divertimento, Merlin Entertainments. Sono i seguenti:

  • Legoland Windsor, a Windsor, in Inghilterra;
  • Legoland Deutschland, a Günzburg, in Germania;
  • Legoland California, a Carlsbad, negli Stati Uniti;
  • Legoland Florida, a Winter Haven, negli Stati Uniti;
  • Legoland Malaysia, a Nusajaya, in Malaysia;
  • Legoland Dubai, a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti;
  • Legoland Japan, a Nagoya in Giappone.

Negli anni settanta, precisamente nel 1978, nascono le minifig, i piccoli personaggi snodati caratterizzati dal sorriso permanente (i visi con altre espressioni arriveranno soltanto nel 1988) e con loro esplode un nuovo modo di affrontare questo gioco.

Brevetto della minifig LEGO

Dopo aver attraversato qualche fisiologico momento di crisi, LEGO è oggi riconosciuta come uno dei marchi più noti al mondo. L’abile gestione delle licenze di proprietà intellettuale (come i supereroi DC e Marvel o la saga di Guerre Stellari) e la capacità di trovare il prodotto adatto per ogni segmento di pubblico (la linea Technic per i più grandi, le riproduzioni architettoniche o i modelli di auto di culto per gli adulti, la linea Friends per le bambine, e tanti altri) ne hanno decretato il successo che ha oltrepassato la sfera del gioco. Il marchio LEGO accompagna prodotti di ogni genere: serie animate, film, videogiochi, abbigliamento, oggetti per la casa, libri, riviste, etc.

Un ottimo punto di partenza per esplorare l’attuale universo LEGO è il libro The Cult of LEGO, di John Baichtal e Joe Meno, che tratta anche il fenomeno degli AFOL, ossia gli Adult Fan of LEGO, quelle persone, grandicelle, che tornano a «giocare» con le costruzioni o, quanto meno, se ne lasciano affascinare. Molti di questi fan adulti amano distaccarsi dai set commerciali e ideano e costruiscono i loro modelli, chiamati MOC (My Own Creation), acquistando i mattoncini presso rivenditori che vendono i pezzi sfusi.

Copertina di The Cult of LEGO

Questi MOC vengono esposti - spesso con molto orgoglio - in siti vetrina, come ad esempio Rebrickable, in cui è possibile trovare veri e propri capolavori di ingegneria e di creatività. Il sito consente inoltre di catalogare i propri LEGO e di calcolare quali modelli si possono costruire con i pezzi aggiunti al proprio profilo, cosa che ho puntualmente fatto.

I più dotati possono anche creare modelli virtuali in grafica vettoriale tridimensionale, grazie a programmi come Studio 2.0, con cui, oltre a poter costruire attingendo da un fondo inesauribile di pezzi, si possono anche renderizzare in modo fotorealistico le opere create e stamparne le istruzioni di montaggio.

Com’era da aspettarsi, esistono anche siti enciclopedici che elencano tutti i set ufficiali mai prodotti dalla LEGO, come Brickset o Bricklink. Grazie a questi siti è possibile risalire alla scatola esatta che conteneva un dato pezzo, usando il numero di riferimento del pezzo o la sua descrizione, un’operazione che mi è capitato di realizzare dopo aver acquistato lotti di pezzi sfusi ai mercatini dell’usato.

Breve storia dei Playmobil

L’azienda che produce i Playmobil si chiama geobra Brandstätter Stiftung & Co. KG e ha sede a Zirndorf, vicino a Norimberga.

Non a caso i primi omini-poliziotti venduti indossavano le caratteristiche giacche verdi della polizia tedesca e la scritta sulle portiere era, ovviamente, «Polizei».

Poliziotti tedeschi Playmobil

Curiosamente, uno dei più grossi successi della geobra è stato l’hula hop.

L’omino Playmobil viene presentato ufficialmente alla fiera del giocattolo di Norimberga nel 1974, creato dalla penna del designer Hans Beck, incaricato da Horst Brandstätter, pronipote del fondatore dell’azienda (nata nel 1876). È già alto 7,5 centimetri (misura scelta per farlo stare nel palmo di una mano di un bambino) e diventa subito il protagonista di una linea di giocattoli in plastica che si declina in diversi temi: fattoria, città, storia, spazio, etc. Ciascun «mondo» possiede centinaia di accessori, veicoli, animali, edifici, tutti riprodotti con uno stile molto fedele al reale, ma anche immediato, coloratissimo e giocoso.

Il tipico omino Playmobil condivide con il cugino LEGO minifig il sorriso un po’ ebete. Non è un caso: le intenzioni dei rispettivi designer coincidevano nel voler rappresentare un’espressione positiva ma neutra, in modo che il bambino, giocando, potesse immedesimarsi e scegliere, di volta in volta, i sentimenti vissuti dai suoi personaggi.

Brevetto canadese Playmobil

Il brevetto originale del personaggio Playmobil è consultabile sul sito dell’ufficio tedesco dei brevetti e dimostra che il meccanismo che consente il ripiegamento delle gambe, con il classico «click» (da cui il nomignolo «klicky» o «click» con cui sono anche noti gli omini) è rimasto sostanzialmente invariato in tutti questi anni.

Brevetto tedesco Playmobil

Ad oggi sono stati prodotti circa 3 miliardi di Playmobil in circa 4.700 modelli, 400 acconciature e oltre 30.000 accessori diversi, fra cui 150 specie di animali. Il gruppo Brandstätter, con vari stabilimenti di produzione in Germania, Malta, Spagna e Repubblica Ceca, nel 2017 ha fatturato circa 740 milioni di euro (una sesta parte di LEGO, quindi).

L’omino ha seguito una certa evoluzione. All’inizio le caratteristiche mani a pinza (altro tratto simile alle minifig LEGO) erano fuse con gli avambracci e non potevano ruotare.

A mano a mano l’universo Playmobil, popolato al principio solo da cavalieri medievali, indiani d’America e muratori, si espande. La prima Playmobil donna esce nel 1976 (due anni dopo l’uomo), nel 1981 appare il primo bambino (con proporzioni ridotte, 5,5 centimetri), mentre il primo neonato (3,5 centimetri) è del 1984.

Così come LEGO, anche Playmobil ha inaugurato, a partire dal 1999, vari parchi di divertimenti, chiamati FunPark. Non si tratta di parchi tematici in grande stile, ma per lo più di piccoli parchi con riproduzioni a grandezza naturale dei modelli più emblematici di ciascun mondo, con numerosi spazi all’aperto in cui i bambini possono giocare liberamente. I parchi attuali sono:

  • FunPark Athens, ad Atene, in Grecia;
  • FunPark Hal Far, a Malta, inserito in uno degli stabilimenti ubicati al di fuori della Germania;
  • FunPark Fresnes, in Francia;
  • FunPark Zirndorf, il primo e più noto, in Germania, nei pressi della sede centrale.

Molti appassionati non si limitano a collezionare i Playmobil, ma li personalizzano aggiungendo dettagli e accessori realizzati a mano per inscenare diorami, soprattutto a carattere storico. Non mancano le gallerie online, anche su Instagram, contraddistinte da hashtag quali #playmobilcustom o #playmobilphotography, solo per citarne alcuni.

I siti dedicati ai Playmobil non sono così numerosi come quelli dedicati ai LEGO, ma se ne trovano di molto ben fatti. Fra quelli che raccolgono, a mo’ di enciclopedia, informazioni su tutti i set ufficiali, vanno citati KlickyPedia e PlaymoDB. In quest’ultimo è possibile risalire a un determinato set partendo dalla ricerca testuale di un singolo componente. Animobil invece analizza tutti gli animali presenti nei set, dallo scheletro di Albertosauro alla Zebra. Gli stessi curatori pubblicano anche una sezione dedicata all’araldica presente nell’universo Playmobil.

Molti siti e molti libri dedicati all’universo Playmobil sono in tedesco, perché è nel paese d’origine dove questo gioco ha ottenuto il maggior successo. Chi riesce a leggere in tedesco può trovare una completa analisi del fenomeno nel libro curato da Hannah Köpper e Sacha Szabo, Playmobil durchleuchtet. Wissenschaftliche Analysen und Diagnosen des weltbekannten Spielzeugs , pubblicato da Tectum nel 2014.

Differenze fra Playmobil e LEGO

Giochi di ruolo

Sia i LEGO che i Playmobil sono giochi di ruolo che stimolano il cosiddetto «gioco simbolico», il gioco del «far finta», cioè quella caratteristica dello sviluppo in cui il bambino emula la realtà attorno a lui usando i giocattoli per inscenare storie di fantasia o per rappresentare la realtà vissuta.

Costruzione e montaggio

I LEGO tuttavia presentano molto più marcato l’elemento della costruzione. I soggetti raffigurati sulle confezioni si creano infatti tramite il montaggio accurato dei singoli pezzi. Questi pezzi possono essere più o meno sofisticati, dai classici mattoncini 4x2 a riproduzioni in miniatura di oggetti (frutta, binocolo, volanti, etc.)

Nei Playmobil il montaggio è spesso soltanto strumentale: i kit Playmobil vanno quasi sempre assemblati, ma non ne è previsto lo smontaggio, a meno che non sia necessario per questioni di spazio.

Combinabilità e intercambiabilità

Una delle maggiori differenze fra LEGO e Playmobil risiede proprio nella combinabilità dei rispettivi elementi costitutivi. Se è vero che gli omini Playmobil possono scambiarsi quasi tutti gli accessori e persino le parti del corpo (teste, capelli, gambe, braccia), non tutti i pezzi sono combinabili fra loro. Non sono pensati per essere ricombinati; anzi, spesso c’è un solo modo di incastrarli fra loro.

Un pezzo LEGO invece nasce per essere combinato e unito con (quasi) tutti gli altri in tanti modi diversi. L’incastro è alla base del sistema LEGO e ne rappresenta il tratto caratteristico. È stato calcolato che due mattoncini LEGO a otto bottoncini (stud) dello stesso colore possono essere combinati in 24 modi diversi. Tre mattoncini a otto stud possono essere combinati in 1.060 modi diversi. Se ne prendiamo 6, le combinazioni possibili diventano 915.103.765!

Vediamo ora quali sono i punti di forza e i punti deboli dei due giocattoli, da un punto di vista del tutto personale e senza alcuna pretesa di scientificità.

Punti di forza e punti deboli dei LEGO

Come punto di forza principale dei LEGO c’è la loro versatilità. I LEGO compongono un mondo a sé stante che tocca ambiti anche molto lontani fra loro. Con i LEGO infatti, oltre ad assemblare i pezzi seguendo le istruzioni trovate nelle confezioni, si può fare molto altro:

I LEGO sono molto resistenti, si possono lavare (anche in lavatrice, avendo l’accortezza di metterli in una reticella). È vero che alcuni pezzi sono più fragili di altri, ma nel complesso durano moltissimo, tant’è vero che i miei figli giocano oggi con vari pezzi con cui giocavo io da bambino, oltre trent’anni fa.

Un altro vantaggio è che la vita utile è molto lunga, ovvero, la fascia d’età in cui si può giocare con i LEGO va dai pochi anni fino… all’età adulta!

Uno svantaggio non indifferente è il prezzo. Sono oggettivamente molto cari. Alcuni set arrivano a prezzi da capogiro. La Morte Nera di Star Wars di listino costa 499,99 euro. Con 4016 pezzi, stiamo parlando di più di 12 centesimi di euro al pezzo. LEGO difende questa politica di prezzi adducendo l’altissima precisione degli incastri, la qualità dei materiali e i relativi controlli, etc.

Un altro punto debole, o meglio, una tendenza che non finisce di piacermi è il continuo aumento del catalogo dei pezzi. Se all’inizio il numero e la varietà di mattoncini erano tutto sommato limitati, e obbligavano quindi il bambino a un certo sforzo di immaginazione, oggigiorno i modelli sono diventati sempre più sofisticati: per raggiungere questo realismo sono stati introdotti molti nuovi mattoncini che simulano meglio la realtà rappresentata.

Un’altra tendenza che non amo tantissimo è la stretta dipendenza che s’è creata fra LEGO e le licenze di proprietà intellettuale con cui ha stabilito partnership. Se è pur vero che Star Wars ha rilanciato in modo massiccio il marchio LEGO, questa commistione ha secondo me un po’ snaturato l’essenza e la purezza del gioco, quello in cui gli omini erano anonimi abitanti di una LEGO City e non supereroi o alieni con nome, cognome e pedigree.

Una nota serie di annunci del 2006 creati dall’agenzia Blattner Brunner incarna perfettamente il processo immaginativo che secondo me dovrebbe stare alla base dei LEGO (questo è solo uno dei poster della serie, gli altri si trovano qui):

Poster LEGO Dino

Un altro punto debole, se vogliamo, è che per giocarci e divertirsi al meglio è necessario molto spazio. Spazio per poter versare le montagne di mattoncini e rovistarci dentro, spazio per montare le proprie creazioni e, infine, spazio per esporle.

Punti di forza e punti deboli dei Playmobil

I Playmobil non sono così versatili come i LEGO e la fascia d’età di influenza è probabilmente un po’ meno ampia, anche se, come si diceva, non sono pochi i fan adulti.

Come i LEGO, e forse anche più dei LEGO, i Playmobil sono resistentissimi, molto duraturi. I modelli vengono sottoposti a test di invecchiamento e usura per assicurare una giocabilità nel tempo. Sono inoltre estremamente sicuri.

Il livello di realismo è altissimo e, fin dai primi tempi, i Playmobil hanno riprodotto i mestieri più disparati con dovizia di dettagli. Un piacere per la vista e per il gioco! Questo realismo è stato anche fonte di qualche critica: ad esempio, in alcuni set raffiguranti operai era presente una cassa di bottiglie, dando a intendere che fosse lecito bere sul lavoro. La cassa è poi sparita. Un altro caso è l’orso danzante presente in alcuni set ambientati nel mondo medievale: a seguito delle proteste degli animalisti, anche l’orso ballerino è stato rimosso. Nonostante qualche critica, è restato invece il boia, con tanto di cappuccio e scure per le decapitazioni.

Un vantaggio dei Playmobil rispetto ai LEGO è che, pur non essendo economici, a parità di prezzo si portano a casa oggetti più voluminosi. Ad esempio, con circa 30 euro si acquistano scatole da 350 pezzi circa di LEGO, con 2-3 minifig e un soggetto principale, ad esempio un veicolo. Con la stessa cifra le confezioni di Playmobil contengono meno pezzi, la stessa quantità (o superiore) di omini, ma essendo riproduzioni in una scala più grande (circa 1:24, ili che richiede ancora più spazio per giocarci e conservarli) l’effetto è quello di aver fatto un affare migliore.

È difficile trovare difetti: uno dei limiti è dato proprio dalla ridotta intercambiabilità. Se non si è ordinati nel riporre i vari omini con i rispettivi accessori, si può creare un effetto «marasma» che - di fatto - rende il gioco molto difficoltoso. Molte parti, fuori contesto, sono poco riconoscibili: non si sa più a che cosa servono o a che set appartengono. Succede anche con i LEGO, ma poiché le costruzioni si possono unire fra loro a prescindere dall’origine, è più facile giocarci anche nei casi di massima confusione.

Lotto di accessori Playmobil

Qual è meglio, dunque, fra LEGO e Playmobil?

Al di là dei gusti personali, è complicato trovare criteri oggettivi per stabilire gerarchie quando si tratta di giocattoli. Tuttavia, si possono definire alcune caratteristiche rilevanti e stimare una valutazione per ciascun marchio. In questa tabella ho riassunto la mia classifica:

LEGO PLAYMOBIL
versatilità 10 6
creatività 10 8
varietà 10 10
gender-bias 5 5
premi ricevuti 10 8
sviluppo dell’intelligenza 8 8
prezzo 5 6

Entrambi i sistemi di gioco stimolano enormemente la creatività, anche se ai LEGO va il primato della versatilità.

Il catalogo di entrambi i marchi è sterminato, e vengono introdotte novità ogni stagione. Sfogliare il catalogo Playmobil è diventato un gioco a sé stante, grazie anche all’app di realtà aumentata PLAYMOBIL Scan che visualizza divertenti animazioni se si punta il cellulare su alcune pagine.

A differenza di altri giocattoli che sono rivolti in modo predeterminato a maschi o a femmine, sia i LEGO che i Playmobil si sforzano di rendere le loro linee per lo più neutre. Ciò nonostante, esistono alcune linee tematiche chiaramente indirizzate al pubblico femminile, come LEGO Friends, o le linee Fairies, Princess e Dollhouse di Playmobil e, più in generale, molti personaggi rappresentati dai due marchi si basano su stereotipi di genere piuttosto comuni.

Entrambi i sistemi hanno ottenuto numerosi riconoscimenti. I LEGO sono stati premiati come Toy of the Century (Giocattolo del secolo) nel 2000 sia dalla rivista Fortune che dall’Associazione britannica dei rivenditori di giocattoli (British Association of Toy Retailers, BATR). LEGO è inoltre presente nella National Toy Hall of Fame, ospitata presso il museo statunitense The Strong.

Playmobil ha vinto il premio speciale Special Recognition Award ai Toy Industry Awards 2017, conferito dalla British Toy & Hobby Association e molti altri premi a livello nazionale e internazionale.

Infine, alcuni genitori si chiedono se questi giochi stimolino davvero l’intelligenza dei bambini. Il discorso è estremamente complesso (che cos’è l’intelligenza?). Per riassumere, si possono citare alcuni studi scientifici che dimostrano che le costruzioni in generale – e quindi non necessariamente i LEGO – incentivano varie abilità, fra cui quella motoria, lo sviluppo del linguaggio e il problem solving.

Dal canto loro, pare che il gioco simbolico con i Playmobil invece faciliti il ragionamento sulle situazioni ipotetiche, ma questo vale anche per qualsiasi altro tipo di gioco in cui si fa finta di…

Insomma, magari i vostri bambini non diventeranno dei geni giocando a LEGO o a Playmobil, ma trascorreranno senz’altro molte ore di sano divertimento.


(*) In realtà non si tratta di una copia dell’originale (se di originale si può parlare, dato che è un’astronave di fantasia presente nei film della saga di Guerre Stellari), ma di una copia «pantografata» a grandezza reale del set Lego 9493.

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