Schermo, schermo delle mie brame

Schermo, schermo delle mie brame

TV 1978 vs TV 2021

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Bambini e dipendenza da schermo. Si può intervenire?


A sei anni, mio figlio Nicola non sa stare un’intera giornata senza chiedere di giocare ai videogiochi o vedere un cartone animato in tv.

I tuoi figli fanno lo stesso? È grave?

Non lo so, ma - banalizzando - mi verrebbe da dire che i tempi sono cambiati. Non è possibile giudicare le aspettative di intrattenimento di Nicola usando come paragone le mie.

Per concretizzare la misura di questo cambiamento ho svolto qualche ricerca.

Quali proposte di intrattenimento avevo io alla sua età, nel 1978? (E così ora sai quanti anni ho; non che fosse un mistero...)

La televisione c’era, ma all’epoca non avevamo ancora la tv a colori.

In Italia le trasmissioni a colori arrivano nel 1977. Siamo stati uno degli ultimi paesi europei ad attivare il servizio, a causa delle solite beghe politiche. Ma lasciamo stare il mio cronico disfattismo nei confronti dell’Italia. Restiamo in tema.

A casa mia sarebbero passati almeno altri due anni prima che in salotto campeggiasse un fiammante tv-color marchiato Blaupunkt.

E cosa davano in televisione in quegli anni?

Ci sono persone che non buttano via niente, e grazie a loro possiamo leggere online le pagine di TV Sorrisi e Canzoni numero 17 del 23-29 aprile 1978 con il palinsesto televisivo della seconda metà di aprile del 1978.

Il ’78 è l’anno in cui atterrano in Italia i due cartoni animati che segnano l’inizio dell’invasione giapponese: Heidi e Atlas Ufo Robot, rispettivamente a febbraio e ad aprile.

Entrambi hanno un successo strepitoso.

Di Heidi si vendono 600.000 dischi, 3 milioni e mezzo di albi a fumetti...

I motivi di quel successo sono tanti: la qualità della realizzazione rispetto ai cartoni animati precedenti, il perfetto tempismo (cartoni coloratissimi perfetti per la nuova televisione a colori), le trame seriali così diverse dagli episodi autoconclusivi dei cartoon tradizionali, il modo di raccontare giapponese rispetto allo stile americano, la crisi della letteratura per ragazzi, il diverso assetto delle famiglie (la tv come baby-sitter)...

Magari un giorno ne parleremo meglio.

Qui volevo limitarmi a dare alcune cifre relative alla quantità dell’intrattenimento via etere.

Su RAI 1, anzi su Rete 1, come si chiamava allora, davano alle 15 i cartoni animati di Braccio di Ferro (non tutti i giorni), alle 17 una puntata di Heidi (20 minuti) e alle 17.30 Il trenino, un programma contenitore per bambini (la cui sigla era cantata da Christian De Sica...) che durava circa un quarto d’ora.

Sul secondo canale, Rete 2, alle 17 c’erano i Barbapapà (uno dei miei feticci su cui senz’altro tornerò), le cui puntate duravano cinque minuti. Poco più tardi, alle 19:05, i cartoni animati di Tarzan, Superman e Atlas UFO Robot, i cui episodi duravano dai quindici ai venti minuti. Le sette di sera, all’epoca, erano un orario di spicco: in pratica andavano in onda prima delle previsioni del tempo e del telegiornale!

Sulle reti private, legalizzate solo nel 1976, si potevano vedere altri cartoni animati come Betty Boop, Captain Fathom o Clutch Cargo (quei cartoni avventurosi a basso costo dove sovrapponevano la bocca di un attore in carne e ossa sul volto del personaggio animato, con un effetto inquietante), qualche serie di Hanna & Barbera, giusto per citarne alcuni.

Altri blog hanno documentato minuziosamente le date di trasmissione di tutte le serie di animazione, per cui rimando a quelli per i dettagli. Ad esempio:

Per rapportare quel mondo al nostro, ho stimato il totale, in minuti, dei programmi pensati per i bambini. Di quanto stiamo parlando? All’incirca 2 ore di cartoni animati disponibili nell’arco di una giornata, con un numero di personaggi «memorabili» certamente inferiore a 100 (e di molto, probabilmente).

E oggi invece?

Oggi c’è Internet.

Netflix (senza contare tutti gli altri siti di streaming) ha in catalogo circa 3600 film e 1800 serie (negli USA; negli altri paesi il catalogo è meno esteso, ma l’ordine di grandezza è lo stesso).

Mettiamo che solo una piccola percentuale sia pensata per i bambini. Sono comunque centinaia di serie e di film, disponibili su richiesta e a tutte le ore, contando solo questa piattaforma.

Se invece prendiamo YouTube, abbiamo oltre 30 milioni di canali e 500 ore di video caricate dagli utenti ogni minuto. Significa che in 1 giorno viene caricato l’equivalente di 82 anni di contenuti. E ci vorrebbero 29mila anni per guardare tutti i video caricati in 1 anno. Sì, ventinovemila. Non è un errore. Ho rifatto i conti tre volte.

Certo, non sono tutti cartoni animati... e non a caso YouTube stessa ha creato un’app, YouTube Kids, che filtra i contenuti adatti ai più giovani.

Ma significa che, di fatto, l’offerta è pressoché illimitata.

Ok, forse paragonare la televisione di fine anni settanta a Internet è impietoso.

Ma anche se volessimo confrontare la tv del 1978 solo con la tv di oggi, escludendo Internet e tutti i servizi on demand, il confronto è ugualmente insostenibile.

Secondo il Rapporto sull’offerta televisiva per bambini in Italia in Italia ci sono (c’erano) 22 canali per bambini, differenziati in base all’età del pubblico: Rai Gulp, Cartoonito, Disney Junior, Boing, solo per dire i più noti.

Tutti i canali attuali trasmettono 24 ore su 24. Questi canali per bambini non sono da meno e trasmettono ininterrottamente. Per gli insonni, oggi su Rai Gulp alle 02:45 danno Heidi, una nuova serie però.

In qualunque momento del giorno e della notte l’intrattenimento è a portata di dito.

Per vedere sullo schermo del televisore il suo personaggio preferito del momento, a Nicola bastano 5 clic:

  1. accendere il televisore,
  2. attivare il menu,
  3. accedere al servizio di streaming,
  4. scegliere il suo profilo,
  5. avviare l’episodio desiderato.

E se sul telecomando c’è già il tasto "Netflix" (come su quello della nostra nuova tele) in realtà i clic sono solo 3.

Telecomando LG con tasti Netflix e Amazon Prime

Ai miei tempi io dovevo aspettare il giorno e l’ora della trasmissione, e sperare che non ci fosse nessun evento sportivo concomitante che interessasse gli adulti.

Adesso in caso di televisore occupato basta accendere il tablet o usare uno smartphone.

E in tutto questo non ho volutamente affrontato il discorso «videogiochi», perché nel 1978 ancora non sapevo cosa fossero. Il primo clone di Pong sarebbe arrivato di lì a poco, comunque.

Mentre oggi Nicola e Sara hanno una Nintendo 3DS, accesso a un tablet con vari giochi, una console per il retrogaming installata sull’Amazon Fire Stick TV (a cui in teoria dovrei giocare io).

In conclusione: come posso aspettarmi che Nicola resista a questa messe di intrattenimento su schermo?

Io trascorrevo molto più tempo giocando, fuori o dentro casa, perché l’alternativa rappresentata dalla televisione era quantitativamente molto esigua rispetto alle ore libere.

Oggi un gioco non virtuale, per riuscire a interessare Nicola e i suoi coetanei, deve dimostrare di essere più accessibile, avvincente, colorato, e vario di tutto l’intrattenimento digitale che si trova a pochi clic di distanza.

Pochi ci riescono. I LEGO ogni tanto.

E tutte le volte che ci sfidiamo a una partita di pallacanestro, giocando con il canestrino appeso alla porta.

Forse è tutto lì.

Non è lo schermo troppo presente. Siamo noi troppo assenti.

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