Senza far nulla in una stanza

Senza far nulla in una stanza

Paradossi della pandemia

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Altre riflessioni indotte dal confinamento.


L’emergenza sanitaria continua. Siamo al giorno 14 di quarantena in casa. Non ho bollettini medici da leggere, e questo è già un successo.

Dato che non abbiamo avuto contatti umani nelle ultime due settimane, da allora gli unici vettori del virus potrebbero essere stati i fomiti (buste della spesa consegnata a casa, pacchi di Amazon, maniglia del portone, etc.), ma la percentuale di contagi in quel modo sembra bassa.

Insomma, fino a qui, tutto bene.

Riprendo le mie sconnesse riflessioni (da bar, ma dato che il bar - questo blog - è mio, nessuno può sbattermi fuori) aggiungendo qualche link per l’approfondimento. Da tuttologo dichiarato, mi sento più che qualificato per fare l’opinionista. Da 60 milioni di commissari tecnici della Nazionale, siamo diventati 60 milioni di virologi.

Le scelte giuste

Qualche giorno fa dicevo che è sempre difficile compiere le scelte giuste quando ci si trova dinanzi a un evento inatteso. È lo stesso concetto che sottolinea, fra gli altri, il filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti in questo video consigliatomi dal dott. Paolo Faresin, titolare dello studio Hippocampo. Il professor Galimberti affronta alcuni temi essenziali, quali la differenza fra paura e angoscia e il modo in cui spiegare questi momenti difficili ai bambini:

D’altronde, in battaglia, per riprendere un pensiero di Sun Tzu (autore che va assolutamente citato, anche un po’ a caso, in qualsiasi riflessione su qualsiasi argomento) bisognerebbe quanto meno conoscere sé stessi e le proprie forze per avere qualche chance di vincere...

Conosci il nemico come conosci te stesso. Se farai così, anche in mezzo a cento battaglie non ti troverai mai in pericolo. Se non conosci il nemico, ma conosci soltanto te stesso, le tue possibilità di vittoria saranno pari alle tue possibilità di sconfitta. Se non conosci te stesso, né conosci il tuo nemico, sii certo che ogni battaglia sarà per te fonte di pericolo gravissimo.

--Sun Tzu, L’arte della guerra, VI-V sec. a. C.

Conoscersi.

Non sono l’unico a credere che l’ostacolo più difficile da superare in questa fase di reclusione non sia la convivenza forzata o la privazione della libertà, ma la terribile scoperta che - una volta fermata la ruota da criceti in cui corriamo quotidianamente - nel silenzio delle quattro pareti di casa riecheggiano beffarde le domande che chiunque si pone ma a cui pochi sanno rispondere senza tentennamenti: chi sono? che cosa sto facendo? che scopo ha tutto questo?

L’angoscia non deriva dal virus, ma dalla nostra incapacità di trovare un significato profondo una volta messi con le spalle al muro.

Quando mi è capitato di riflettere sulle diverse inquietudini degli uomini, sui pericoli e sulle pene a cui si espongono a corte, in guerra, là dove nascono tanti contrasti, passioni, imprese ardite e spesso malvagie, mi son detto spesso che tutti i mali degli uomini derivano da una sola cosa, dal non saper stare senza far nulla in una stanza.

--Blaise Pascal, Pensieri. 126. Fuggire la noia.

Di nuovo, non ho risposte.

Per un certo periodo ho pensato (e lo penso ancora) che il sapere, la conoscenza, sia una delle ancore di salvezza. Soddisfare la curiosità ed estendere gli orizzonti, con l’illusione che, capendo di più del mondo, finiremo anche per capire di più noi stessi.

L’alluvione del sapere

E in questo momento, tanti (troppi?) consigliano di occupare il tempo libero con la formazione o con la fruizione di contenuti culturali (libri, film, documentari, visite a musei virtuali, etc.)

Dal mio limitato punto di vista vedo qualche impedimento a questa «corsa al sapere» (che assomiglia molto alla corsa nella ruota di cui sopra; proprio non ce la facciamo a stare senza far niente sul divano).

  1. Non è poi così vero che abbiamo più tempo libero. Quanto meno, coloro i quali vivono in famiglia, come il sottoscritto, devono accudire i figli molte più ore del solito, senza contare tutte le faccende domestiche. In assenza di mense e ristoranti, ci tocca cucinare due volte al giorno. Senza colf, bisogna riprendere in mano l’aspirapolvere e il ferro da stiro. Alla fine le ore libere sono persino meno di quelle che avevamo in epoca prepandemica.

  2. Per formarsi è necessaria una certa predisposizione d’animo e una forte motivazione, soprattutto se non stiamo sborsando dei soldi per la formazione. Le migliaia di corsi gratuiti disponibili online, che coprono ogni campo dello scibile, per la maggioranza di noi resteranno una grande possibilità mai sfruttata. Questi corsi c’erano anche prima del COVID, ma solo una piccola parte della popolazione li seguiva. Perché dovrebbe farlo ora, in condizioni di emergenza, con un carico di stress maggiore, con l’ansia di non sapere cosa succederà? Manca soprattutto la predisposizione. Insomma, no, non credo che la pandemia darà luogo a una nuova generazione di uomini (e donne) rinascimentali...

Un esempio di motivazione

E pensare che la motivazione la si può trovare facilmente.

Fra le poche newsletter che mi sorprendono ogni volta che la trovo nella casella d’entrata, c’è quella di Quincy Larson, il fondatore di freeCodeCamp, un sito completamente gratuito che insegna programmazione dal 2014, i cui 40.000 «diplomati» hanno trovato lavoro anche presso Apple, Google, Amazon, Microsoft, etc.

Nel suo ultimo articolo, intitolato «Learn to Code From Home: The Coronavirus Quarantine Developer Skill Handbook» (solo in inglese), spiega quali passi compiere per intraprendere una carriera come programmatore. Ne consiglio vivamente la lettura, anche se non si ha alcuna intenzione di seguire quella strada. È un articolo che avrei voluto scrivere io.

In estrema sintesi, Larson individua 7 abilità essenziali per entrare in questo mercato, 4 tecniche...

  • HTML, CSS e JavaScript
  • Concetti di informatica, algoritmi, strutture di dati e database
  • Python e varie librerie di data science quali NumPy
  • Strumenti a riga di comando come Linux, Git e Bash

e 3 più trasversali...

  • le basi della piccola imprenditoria: come trovare clienti, come vendere, cenni di contabilità, aspetti legali
  • le basi di come rispondere alle offerte di lavoro, come superare i colloqui tecnici, come negoziare uno stipendio più alto
  • come ottenere certificazioni professionali per trovare più facilmente lavoro come sviluppatore

L’autore stesso è un esempio di come sia possibile reinventarsi sul mercato senza necessariamente iscriversi all’università o spendere migliaia di euro in formazione. Così lo descrive nell’articolo citato (la traduzione è mia):

Sono un ingegnere software autodidatta. Lavoravo come insegnante di inglese. Ma nel 2011 - all’età di 31 anni - ho iniziato a imparare a programmare usando risorse online gratuite. Nei 9 anni successivi ho lavorato come ingegnere software presso varie startup tecnologiche e da freelance ho costruito siti web per numerosi clienti.

Eppure, quanti di noi hanno la perseveranza e la capacità di concentrazione sufficienti per cominciare un percorso di questo tipo e portarlo a termine con successo?

Il divario digitale

Vorrei tornare anche sull’argomento scuola trattato nel mio ultimo post.

Riguardo all’inadeguatezza del sistema scolastico italiano (e non solo, lo stesso si può applicare in certa misura anche alla Spagna) dinanzi alla digitalizzazione dell’insegnamento, ho trovato dati utili e più di una conferma alla mia grossolana percezione in questo articolo di Massimo Mantellini su Internazionale: «Il divario digitale è una zavorra per l’Italia »

Ne cito solo un passaggio (il grassetto è mio):

Le ragioni per cui il divario digitale dovrebbe essere un tema centrale della politica nazionale sono due. Perché colpisce i più deboli e perché riguarda ormai un numero molto rilevante di nostre attività. Non è solo la scuola a esserne colpita: l’informazione, l’acquisto di beni e servizi, i rapporti con l’amministrazione, l’intrattenimento e il lavoro stesso sono silenziosamente scivolati nel giro di pochi anni da un contesto analogico a uno digitale. Una trasformazione di abitudini e competenze da cui un numero molto alto di italiani è rimasto almeno in parte escluso.

Nell’articolo si cita poi un altro aspetto che spesso passa inosservato: lo smartphone come unico dispositivo di accesso a internet di tantissimi giovani ha impedito loro di sviluppare le competenze necessarie per fruire della rete e della tecnologia in modo consapevole. I cosiddetti «nativi digitali» sono di fatto incapaci di «smanettare», a volte neppure quel tanto che basta per usare un programma appena più complesso della tipica app con tre pulsanti.

E anche qui parlo per esperienza: più volte ho dovuto aiutare io, quasi cinquantenne, le mie nipoti ventenni o tanti colleghi di vent’anni più giovani.

Come spiegavo altrove, la palestra degli home computer e delle innumerevoli versioni zoppicanti di Windows almeno a quello sono servite: ci hanno insegnato a sapercela cavare quando qualcosa non funziona. E in informatica, si sa, il mantra (almeno il mio) è «non funziona mai un ca++o».

Mi sono dilungato oltre modo.

Chi non è ancora stato sopraffatto dalla mia logorrea può leggere anche un’intervista che mi hanno fatto su Odiopiccolo, una testata digitale dedicata a Brescia, la mia città d’origine: http://www.odiopiccolo.com/new_site/un-bresciano-a-badalona-quattro-chiacchiere-con-marco/.

Ah, la settimana prossima ho una novità in cantiere. Ripassate da queste parti. Mi servono 100 persone («il mistero s’infittisce»).

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